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Non riesco a capire cosa ci sia accaduto
Ho 40 anni e il mio ex compagno ne ha 35. Ci siamo lasciati circa sei mesi fa, dopo una relazione durata tre anni e mezzo. È stata una relazione molto importante per entrambi e nonostante la separazione, faccio ancora fatica a considerarla una storia finita. Tra noi c'era amore e un progetto di vita importante. Avevamo parlato della possibilità di avere un figlio e di costruire una famiglia insieme, ma la distanza tra noi, è sempre stata un elemento problematico e, nel tempo, si sono aggiunte altre difficoltà. Il mio ex è una persona molto generosa, disponibile e accomodante. Ha un forte senso del dovere e tende a prendersi molte responsabilità. Anche dal punto di vista lavorativo ha fatto scelte molto impegnative, probabilmente mettendo spesso i propri bisogni in secondo piano. Allo stesso tempo, è una persona emotivamente piuttosto chiusa: quando sta male tende a non parlare e a spegnere le emozioni che vive come troppo ingombranti.
La nostra relazione è entrata in una fase di crisi quando io ho iniziato ad avvicinarmi a un’altra persona, senza mai confessarlo. In quel periodo vivevo una situazione familiare complessa e ho cominciato a mettere in discussione il progetto di avere un figlio. Ho mantenuto parallelamente questa seconda relazione e, progressivamente, sono diventata molto critica nei confronti del mio compagno. Ho iniziato ad accusarlo di non aver veramente voluto alcune delle cose che avevamo progettato, di non essersi impegnato abbastanza e, soprattutto, di non avermi resa felice. Ora, riguardando a quella fase, mi chiedo quanto queste accuse rappresentassero davvero ciò che pensavo di lui e quanto invece fossero legate alla mia confusione, alla presenza dell'altra persona e alla situazione familiare che stavo vivendo.
Lui, invece di reagire apertamente e di rassicurarmi come aveva sempre fatto, si è progressivamente chiuso. Non parlava molto di quello che provava e contemporaneamente stava affrontando un periodo di forte stress anche sul lavoro. Ho avuto la sensazione che abbia iniziato a vivere la relazione come qualcosa in cui non riusciva più a essere all'altezza delle mie aspettative. Alla fine mi ha lasciata dicendomi che aveva perso i sentimenti e che non si sentiva più in grado di darmi ciò che volevo. Tutto questo mi ha causato un dolore lancinante e ho tentato in tutti i modi, fino a qualche settimana, fa di convincerlo a riprovarci, ma lui mi ha detto che non riesce a badare a se stesso, che non può più sostenere questa relazione e che deve spegnere quello che sente per non impazzire. Si arrabbia quando io riduco questo momento ad una crisi di coppia, affermando che è una crisi personale dalla quale deve uscire da solo.
Oggi, a distanza di sei mesi dalla rottura ufficiale, noto in lui un forte senso di colpa per come è andata la nostra relazione e per avermi ferita. Allo stesso tempo, sembra sentirsi in qualche modo “sbagliato”, come se avesse fallito non soltanto nella relazione con me. Contemporaneamente, però, sto osservando in lui alcuni comportamenti nuovi, cose che prima non faceva e che sembrano indicare un tentativo di vivere in maniera diversa, di sperimentare una maggiore libertà o di ridefinire la propria identità. Questa apparente contraddizione mi fa pensare che possa essere in una fase di profonda riorganizzazione personale. Mi chiedo se questa crisi possa essere collegata anche a un modello che ha avuto per molto tempo nella propria vita: la tendenza a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri, ad adattarsi e a fare ciò che ritiene giusto o necessario per non deludere le persone a cui vuole bene. In particolare, penso al rapporto con sua madre, che percepisco come una persona molto controllante, emotivamente immatura e fortemente centrata sui propri bisogni. Ho la sensazione che lui abbia imparato negli anni a sacrificare parti di sé e delle proprie esigenze per non scontentarla, assumendo un ruolo molto accomodante e responsabile all'interno della famiglia.
Mi chiedo quindi se la relazione con me possa aver rappresentato, almeno in parte, il punto in cui questo meccanismo è arrivato al limite. Da una parte lui desiderava costruire una vita con me e sembrava investire molto nella relazione; dall’altra potrebbe aver accumulato nel tempo una sensazione di rinuncia ai propri bisogni, senza riuscire realmente a esprimerla. Quando io ho iniziato a criticare le sue scelte, a mettere in discussione il nostro progetto e contemporaneamente mi sono avvicinata a un'altra persona, potrebbe essersi attivata in lui la convinzione molto profonda di non essere abbastanza e di non riuscire a rendermi felice? Se così fosse, potrebbe essersi ritirato e aver concluso che l'unica soluzione fosse lasciare la relazione? Questa lettura, tuttavia, è una mia ipotesi e vorrei capire quanto possa essere fondata.
Amica che non accetta che sento un altra donna
Buongiorno io ho una grande amica che mi è stata vicina in un momento difficile della mia vita questa persona c era quando stava male mi ha prestato soldi che sto ridando un tot al mese e ce stato anche sesso tra di noi ma tutti e due ci siamo detto che nn c era nulla di più che una grande amicizia
Da 8 mesi sento una donna x vedere se ci può essere una relazione d amore con lei e l unico mio errore è stato nn diglielo alla mia amica quando l ha scoperto ha iniziato a ricattarmi sui soldi sul fatto che lei avrebbe fatto tutto x me che questa nuova donna nn la sopporta e che se voglio sentire l altra questa mia amica nn ce più e che rivuole i soldi subito ma io nn riesco a darli tutti subito
Continua a ricattarmi e a discutere su tutto ciò che ha fatto x me e che andrà a digli all altra che lei fa parye dells mia smica che mi ha aiutato e che abbiamo fatto sesso che devo fare? Io sto scoppiando e lei vuole secondo me farmi esaurire non ce la faccio piu lei dice che sbaglio a sentire un altra donna e che lei visto che io era un po che nn sentivo nessuno si era affezionata e che nn sono piu l andrea di prima perche lei nn é al centro dell attenzione e io scrivo il buongiorno anche a un altra e sento anche un altra
Cosa posso fare?
Confusione mentale
È un periodo in cui mi sento spettatrice della mia vita: sono presente, ma emotivamente distaccata; alterno voglia di scappare e consapevolezza che i motivi per restare ci sono, e questo genera ambivalenza e stanchezza.
Mi sento sempre come se mi lamentassi ma non voglio accontentarmi. Cosa posso fare?
Dubbi sulla mia relazione
Buongiorno,
è da un po' di tempo che ho dei dubbi sulla mia relazione. Ho una storia con una persona a cui voglio bene, ma ci sono aspetti della sua personalità che non mi piacciono. Non è mia intenzione sminuirlo come persona, ma a volte mi sembra molto contraddittorio: mi pare viva di un'approvazione riflessa e nell'idea autoingannevole che le persone gli possano voler bene a prescindere da tutto, mi sembra voler dimostrare sempre qualcosa al prossimo e poco interessato a me come persona.
Non so se sono io a sbagliare, ma a volte — soprattutto sull'idea che gli altri possano volerti bene in modo incondizionato — provo rabbia. Mi sembra evidente che le persone guardino principalmente ai propri fini e che, a prescindere da tutto, il bene non vada guadagnato, facendo cose controvoglia quando si crede sia giusto farlo. Non ho la presunzione né l'intenzione di volerlo cambiare, ma non mi risulta semplice interagire con questi suoi comportamenti, soprattutto quando mi chiede pareri.
Tende a non amare il dialogo e a passare da uno stato di vittimismo alla rabbia, situazione in cui non mi lascia parlare e io mi sento letteralmente congelata. Spesso mi sembra soggiogato dalle personalità femminili, senza riuscire a reagire né a delineare dei confini sani per stare bene e preservare i rapporti. Ad esempio, una sua amica tende a escludermi, talvolta non mi saluta quando mi incontra per strada, fa battutine strane e gli chiede di uscire da soli.
é evidente che da quando siamo insieme alcuni rapporti si sono ridimensionati peró spesso mi rinfaccia che per colpa mia non ha vita sociale quando praticamente io non faccio nulla per vietarglielo. Alcuni episodi, soprattutto commenti sessualizzanti, mi hanno lasciato l'amaro in bocca, specialmente perché in precedenza mi aveva assicurato di non provare alcun interesse per le sue amiche. Scoprire una cosa del genere fa pensare a presunti interessi mai dichiarati e a cose non dette. Non credo che all'interno di un rapporto i sensi si spengano o si smetta di trovare attraenti altre persone, ma d'altra parte trovo poco corretto millantare elevati valori morali se poi si agisce in questo modo. Soffro,e anche molto perché ho paura della sofferenza che puó portarmi una rottura improvvisa o scenari in cui mi lascia per amiche o altro ancora
Ansia di non amare più il mio ragazzo
Salve sono una ragazza di 25 anni con una relazione di 5 anni super innamoratissima del mio ragazzo e super gelosa vivevo una relazione felice ancora dopo 5 anni ci guardiamo innamorati ci sentiamo sempre ci vediamo almeno un ora al giorno una relazione perfetta ma all’improvviso dalla fine di luglio un ansia che nata dal fatto che mi sono resa conto che un collega mi guardava, che gli ho passato delle cose senza che lui parlasse e da lì mi sono inizia a chiedere se mi piacesse il collega ma stavo bene con il mio ragazzo ma dopo un po’ è subito partito il pensiero che io non ci tenessi più al mio ragazzo e dopo aver avuto un pianto non ho provato più nulla , ho provato a prendermi una pausa dal mio ragazzo ma non riesco dopo un ora l’ho contata subito perché non ce l’ha facevo senza di lui .
Inoltre sono molto vigile se lui guarda qualcuno il tempo che ci mette per rispondermi però allo stesso tempo mi sento vuota , inoltre quando sto con lui l’ansia e i pensieri scompaiono , mi viene naturale abbracciarlo baciarlo accarezzarlo fotografarlo però dentro mi sento vuota e la mia domanda che mi pongo sempre è perché mi sta succedendo ciò ho un ragazzo al mio fianco che non mi fa mancare nulla e che sceglierei lui nonostante tutto nessuno per me vale come lui , non riesco ad immaginare nessun altro al mio fianco se non lui . Il mio desiderio è tornare come prima non c’è l’ha faccio più .
Per quanto riguarda i pensieri sul collega non sono pensieri come se l’ho volessi al mio fianco ma solo fammi percepire come in attivabile ma l’ho penso di meno il mio unico pensiero è sentire qualcosa per il mio ragazzo se potessi io cancellerei quando mi sono accorta di questa cosa.
Spero mi possiate aiutare e mi scuso se la forma o il discorso non è delle migliori
Non so dove andrà a finire
Gentilissimi,
sono una ragazza di 28 anni, in una relazione di un anno e mezzo con un mio coetaneo. E una relazione molto dolce, serena, lui mi fa stare tranquilla come non mai e scherziamo tanto. Nel corso della relazione abbiamo avuto più volte problemi per la scarsa frequenza dei rapporti, cosa che lui attribuisce a uno stato di insoddisfazione lavorativa che purtroppo pervade anche altri ambiti della vita, tra cui la nostra relazione.
Per cui ho provato con gentilezza a consigliargli di rivolgersi a un professionista per uscire da questa situazione di stallo.
Purtroppo, complice anche una personalità abbastanza tendente alla procrastinazione, questa cosa non si è mai concretizzata, e spesso fugava l'argomento dicendomi che scegliere il professionista e l'approccio giusto è difficile.
In questi ultimi due mesi la situazione diventava insostenibile e non solo abbiamo avuto problemi nella nostra vita sessuale, ma ho notato anche una scarsa intraprendenza in generale (ad esempio ero sempre io a chiedergli di uscire e fare cose insieme). Lui sa benissimo di avere a che fare con una ragazza molto estroversa che ama fare esperienze, e che questa condizione mi fa soffrire. Durante una discussione mi dice che è vero che lui adesso è più chiuso perché è di umore basso, ma è anche vero che io "non riesco a stare sola, non riesco a stare tranquilla e ho sempre bisogno di fare cose". La sua affermazione mi ha ferita tanto, perché nella vita sono sempre stata apprezzata anche per la mia intraprendenza e per la mia voglia di vivere, cose che lui prende come dei difetti. Nel frattempo la frequenza dei rapporti diminuisce sempre di più.
In questi giorni faccio una vacanza con delle amiche e conosciamo un gruppo di ragazzi. L'unico fidanzato inizia a legare di più con me e prendendo più confidenza, a parte farmi dei complimenti palesi (non solo sull'aspetto fisico, ma anche sulla mia estroversione e sulla mia simpatia, cose che per ovvie ragioni mi fanno molto piacere in questo momento), ci apriamo sulle nostre rispettive relazioni che hanno delle ferite molto simili. Succede che andiamo in spiaggia a vedere l'alba e ci baciamo e ci stringiamo con molta passione.
Fortunatamente ci fermiamo lì, ma gia stavo iniziando a covare sensi di colpa. Prima di salutarci ci diamo un abbraccio intensissimo, così forte che sembrava mi stesse entrando in corpo. Durante l'abbraccio mi dice di stargli benissimo, che tutto andra bene e si risolverà, che sono speciale ed è stato bellissimo conoscermi...tutte parole che continuano a rimbombarmi in testa. Torno al mio alloggio e scoppio in un pianto disperato per quello che ho fatto, la prima cosa che faccio è vedere le foto con il mio ragazzo sul cellulare.
Decido di parlare con mia madre di questa situazione e lei mi dice che la cosa che conta di più in questo momento non è risolvere la questione del tradimento con lui ma i motivi che mi hanno portata a farlo, dunque, capire fino a che punto vale la pena di mandare avanti questa relazione (ulteriormente ferita) dal momento in cui ci sono queste divergenze (a detta di molte persone indipendenti dal suo brutto periodo: lui caratterialmente è comunque così). Una volta tornata dalle ferie (tra l'altro a breve lui verrà a casa dei miei) ho intenzione di iniziare un percorso per aiutarmi a capire meglio la situazione e il mio modus operandi all'interno di essa; intanto mi affido ai vostri pareri per avere uno spunto di riflessione da parte di professionisti e trovare qualcuno di adatto.
In attesa di un vostro gentile riscontro, vi auguro una buona serata.
Perché mia moglie ha bisogno di questa fantasia?
Buongiorno
Mia moglie ed io siamo sposati da 21 anni.
Io no ho 47 e lei 42, abbiamo due figli.
La nostra vita matrimoniale è tutt'ora serena, solo qualche litigio qua e là, i figli crescono e noi stiamo bene insieme.
Sul fronte del sesso ho un dubbio.
Qualche mese fa ho scoperto sul suo cellulare un'applicazione, un po' nascosta, che so essere usata per chattare, la cui presenza mi è parsa strana.
Voglio chiarire che non si è trattato di un controllo motivato da dubbi, mi ha chiesto di tentare di sistemare il suo cellulare in quanto crashava in continuazione.
Senza voler approfondire la questione informatica vi dirò che ho aperto questa app.
Ebbene ho contato una decina di contatti, tutti uomini intorno i 45 anni circa, con i quali scambia frasi molto spinte, erotiche ma anche estremamente "porno".
Dopo la prima gelata di sangue ho cercato di ragionare e pormi domande.
1) Se nascondesse una tresca non sarebbe così ingenua da darmi il suo cellulare rischiando di essere scoperta.
2) Se invece lo avesse fatto apposta per mettermi sotto il naso le mie corna non sapendo in quale altro modo fare?
3) Perché a questi uomini non menziona nessun problema di coppia col quale giustificare il suo comportamento? Perché nelle sue frasi parla solo di sesso spinto fine a sé stesso?
..... è così via.
Non riuscendo a trovare un senso logico apparente in nessuna ipotesi, in quanto non stiamo attraversando nessuna crisi matrimoniale, ho deciso di guardarla negli occhi e chiederle spiegazioni..... tra un misto di sgomento, rabbia e terrore di averla persa senza essermene neppure accorto.
Attimo di sguardi.... poi la spiegazione mi ha lasciato di stucco.
"Non ti sto tradendo... è una mia fantasia, solo una fantasia.... che non avevo il coraggio di dirti".
Una fantasia inconfessabile.
Ovvero si eccita a chattare con perfetti sconosciuti recitando la parte della moglie fedifraga.
Devo dire che, tornando indietro con la memoria, non ha mai cambiato abitudini, non si cura più di prima, non si chiude in bagno per chattare.... non fa tutte quelle cose tipiche dei traditori, tranne usare parecchio il cell.
Ha voluto dimostrarmi che non mi tradisce davvero.
Ha voluto che leggessi integralmente tutte le chat,
ho letto cose molto spinte, cose che facciamo io e lei, non sono un puritano bacchettone.
Ma leggere certe cose rivolte ad altri uomini mi ha turbato molto.
Però devo ammettere che in mezzo a tutte quelle frasi non ho letto nulla che indicasse un suo scontento nei miei confronti, anzi, mi ha più volte descritto come passionale, ma che nonostante questo lei aveva bisogno di tradirmi comunque per dare sfogo alla “moglie troia” che è in lei ( parole scritte da lei).
Ma alle insistenze di questi uomini per incontrarla, lei rispondeva sempre con frasi indefinite che lasciavano in sospeso il discorso, senza dire di no e senza dire di si.
Ad un paio di questi, i più insistenti, mesi fa ha scritto che io l'avevo sorpresa e quindi doveva troncare.
È così è stato, vedendo la cronologia ho potuto constatare che con questi due non ha più scritto in effetti.
Insomma, tutto lascia intendere che non mi stia mentendo quando mi dice che è solo un gioco virtuale.
Ovvero che trovi eccitante recitare la parte della fedifraga ma senza esserlo davvero.
Ma adesso mi ritrovo in una condizione stranissima:
Mia moglie vorrebbe il mio benestare per continuare a chattare recitando un ruolo che la eccita e alimenta le sue fantasie virtuali, sostiene inoltre che tale pratica la “accende” e proprio per questo a letto è molto calda con me.
Io mi ritrovo a 47 anni a dover fare i conti con dubbi sulla sua onestà, anche se sembrerebbe tutto vero, ma la gelosia è irrazionale.
Insomma... ho diversi elementi per crederle ma mi sento agitato, come posso non temere che prima o poi tutte queste chat le facciano fare la sciocchezza?
Temo che impedirglielo faccia solo danno.
Grazie mille
Lui ha tratti narcisistici, esiste un alternativa alla parola fine?
buongiorno,
ho una relazione con un uomo che presenta alcuni tratti narcisistici della personalità.
Non credo rientri in un totale disturbo di personalità, in quanto presenta sensi di colpa, empatia e attenzione vera nei confronti delle persone con cui si relaziona e nei miei confronti. Ma non riesce a costruirsi una relazione umana che sia vera e stabile, soprattutto non permette più di tanto che gli si avvicini. O meglio, ha amicizie durature e di lunga data, ma solo se l'altro è disposto a darsi da fare pur di tenerla in piedi, cercandolo, standogli vicino. Lui non fa assolutamente nulla parte sua perché il rapporto stia in piedi. Con me alterna momenti di presenza totale, vicinanza, e manifestazione di amore ed affetto, a fughe repentine, senza apparente ragione se non appena mi avvicino troppo, e lunghi ed infiniti silenzi. In seguito ai quali, una volta riallacciato il contatto è come se nulla mai fosse accaduto. Alcuni tratti del narcisista mi pare li possieda appieno, il bisogno di essere sempre al centro, di essere lodato ed ammirato, la consapevolezza che questo malsano gioco di allontanamento e vicinanza mi leghino sempre più a lui. Prova stima nel riconoscere che con lui la vita è una roulette russa. Si vola e ci si schianta. Va molto fiero di questo suo aspetto caratteriale. Solo i coraggiosi ed i temerari osano... a suo dire... Si riconosce come un premio, un trofeo che raggiungo se mi do da fare, se mi impegno. Sarò ricompensata... questo è il suo modo di vedere se stesso. Io e tutte le persone che con lui si relazionano siamo considerate valide e di valore solo e se disposte a farsi in quattro per lui. Al contrario suo, che nulla fa pur di tenere vicino a sé chiunque. Sola eccezione la madre. Si giustifica dicendo di non avere bisogno di manifestare il suo affetto, tanto coloro che lo amano lo sanno, ma allo stesso tempo si aspetta e pretende che chi lo ama faccia di tutto pur di stargli vicino. Si aspetta il massimo dando il minimo se non il nulla. Ora, sono combattuta tra il gettare la spugna e abbandonare la nave, ma la consapevolezza che non sia del tutto così, mi spinge a convincermi che non sia del tutto irrecuperabile. E' una persona molto sensibile, soffre lui stesso del suo modo di essere, ed in fondo è consapevole di quanto sia lui stesso la causa per cui tutti finiscano inevitabilmente per allontanarsi. Questo fa si che si crei un effetto a catena, gli altri vanno via e lui fa sempre meno per trattenerli. Io so che è una persona buona, distante molto, rispetto ad alcuni aspetti che descrivono il narcisista patologico come un individuo senza speranza dal quale scappare a gambe levate. La verità è che gli voglio molto bene, ma ne voglio anche a me stessa. Ora, sono arrivata a soffrire sempre meno le sue assenze e le sue sparizioni, ma non vorrei abbandonarlo. E' palese che soffra quando qualcuno a cui tiene prende le distanze, e lo manifesta, nei gesti, nelle parole, negli stati d'animo. Eppure finisce per convincersi che la solitudine per lui sia la miglior soluzione, almeno questo è quello che si dice, quello che sente, io sono certa, è l'esatto opposto. Avrei piacere di avere un consiglio se possibile. grazie Chiara
Felicemente fidanzata ma pensare all'ex
Sono una ragazza di 22 anni e da quasi 7 mesi sono fidanzata con un ragazzo stupendo. Con lui c'è molta complicità mentale, è bello intelligente e non litighiamo praticamente mai. Tuttavia sempre più frequentemente mi ritrovo a pensare al mio ex, a sognarlo e a addirittura sperare di incrociarlo. Con il mio ex siamo stati insieme 2 anni, una relazione super intensa ma piena di alti e bassi ed è finita perchè in un periodo litigavamo troppo (non perchè non c'erano i sentimenti). Ci siamo lasciati un anno fa, ho passato i primi mesi con la rabbia dentro ma ora che mi è passata sono curiosa a voler capire come è diventato ora e come staremmo insieme, anche se ho paura di rovinare tutto.Le poche volte che l'ho sentito (perchè anche a lui manco e a volte mi cercava) avrei voluto raccontargli un sacco di cose, ma so che ora sono fidanzata e non è il caso.
Fino a che punto è normale pensare ad un ex? è normale essere felicemente fidanzata e a modo mio amare la persona con cui sto ora ma pensare all'ex che si aveva amato con tutta se stessa? Cosa faccio?
Mia moglie si masturba, come affrontare la cosa?
Buongiorno è da circa 6 mesi che mi sono accorto che mia moglie si masturba regolarmente tutti i giorni anche durante le prime ore del mattino mentre io sto dormendo. So che masturbarsi è normale ma a sentirla sto male e mi crea ansia. Ho cercato di parlare di questo argomento dicendo che una mattina l'ho sentita ma ha negato spudoratamente e mi ha detto che lei certe cose non le fa, inoltre gli ho fatto presente che ultimamente abbiamo meno relazioni rispetto a un anno fa ma lei innervosita ha risposto che è un pretesto per farle capire che sono alla ricerca di una relazione extra. Mi ha più volte detto che mi ama ma non so come affrontare la questione. Devo digli apertamente quello che sento e come mi sento? Non voglio rovinare il nostro bellissimo rapporto ma io non dormo sereno e rilassato.
2 risposte - LeggiSituazione complicata con mio figlio
Buongiorno, ho 45 anni e un figlio di 23 appena laureato e prosegue ancora con la magistrale. Appena maggiorenne se no anche poco prima gli ho detto che per le relazioni sessuali deve usare i preservativi, che deve stare attento alla compagnia perché ci sono tante malattie trasmissibili sessualmente, avere una ragazza stabile. Ho scoperto tre mesi fa che mio figlio aveva contattato online delle donne di facili costumi dicendo a loro che è timido e non ha esperienze, ieri ho scoperto ancora, cercando nel suo cellulare e risalendo al mese di giugno che ha fatto sesso con una donna matura (credo la mia età dopo il viso) che ha pure un bambino piccolo, anche sesso orale e a tre se ho capito bene anche con il compagno di lei. Mio figlio aveva rifiutato la proposta di penetrare anche lui. Quando si danno appuntamento viene suo marito, compagno che è e lo prende dal parcheggio. Lei fa sesso anche con altri ragazzi di età tra 21-25 anni. La situazione mi pare pericolosa perché mio figlio è studente, non lavora, non ha soldi, non viene con soldi estranei o altre cose comprate a casa per pensare che sia pagato, nei messaggi parlano anche di video mentre fanno sesso e io penso che questi qua lo fanno sentirsi bene per qualche mese per poi ricattarlo o obbligarlo a fare altre cose per loro. Ho paura di trovarlo morto sulla strada perché mi pare un circolo vizioso non solo una curiosità di momento. Lei lo incita con foto e messaggi e gli da appuntamento nella sua zona. Mio figlio non è mai stato una persona aperta anche se io sono stata sempre mamma amica e abbiamo fatto tutto per lui (io sono al secondo matrimonio, figlio è mio, ma mio marito l'ha sempre trattato e curato come fosse suo). Ultimamente e con mia sorpresa mi ha accusato che io l'ho obbligato a studiare che lui non vuole fare niente, secondo me starebbe tutto il giorno nel letto su questi gruppi di sesso, visto che va all'università e non fa nient'altro, fine settimana esce con gli amici, tutti maschi, ma a questo punto credo che va anche da quella li, anche in settimana quando mi dice che va a fare un giro con un amico. Non so come procedere, adesso e in vacanza, lontano da quella li, vorrei parlare con lui in modo chiaro e senza velli e appena gli prendo il cellulare contattare anche quella li e bloccarla. Ho paura che non cercherà mai una ragazza normale e non uscirà mai da questa situazione che pare gli piace abbastanza. La scorsa settimana si piangeva che ha un'afta enorme in bocca, che pensa lui sia per qualcosa che ha mangiato, ma lui non ha mai avuto le afte. Ho trovato preservativi nella sua camera, ma con sesso orale a lei non credo che può usarli. Cosa mi consiglia? Come abbordare questo problema? Vorrei farli fare tutti gli esami per le malattie sessualmente trasmissibili, gli metterò la localizzazione del cellulare e al massimo non avrà acceso alla macchina, non so cosa fare!
2 risposte - Leggifreno inibitorio: cosa significa?
Salve buonasera volevo sapere cosa significa non avere freni inibitori
3 risposte - LeggiNon riesco a capire cosa ci sia accaduto
Ho 40 anni e il mio ex compagno ne ha 35. Ci siamo lasciati circa sei mesi fa, dopo una relazione durata tre anni e mezzo. È stata una relazione molto importante per entrambi e nonostante la separazione, faccio ancora fatica a considerarla una storia finita. Tra noi c'era amore e un progetto di vita importante. Avevamo parlato della possibilità di avere un figlio e di costruire una famiglia insieme, ma la distanza tra noi, è sempre stata un elemento problematico e, nel tempo, si sono aggiunte altre difficoltà. Il mio ex è una persona molto generosa, disponibile e accomodante. Ha un forte senso del dovere e tende a prendersi molte responsabilità. Anche dal punto di vista lavorativo ha fatto scelte molto impegnative, probabilmente mettendo spesso i propri bisogni in secondo piano. Allo stesso tempo, è una persona emotivamente piuttosto chiusa: quando sta male tende a non parlare e a spegnere le emozioni che vive come troppo ingombranti.
La nostra relazione è entrata in una fase di crisi quando io ho iniziato ad avvicinarmi a un’altra persona, senza mai confessarlo. In quel periodo vivevo una situazione familiare complessa e ho cominciato a mettere in discussione il progetto di avere un figlio. Ho mantenuto parallelamente questa seconda relazione e, progressivamente, sono diventata molto critica nei confronti del mio compagno. Ho iniziato ad accusarlo di non aver veramente voluto alcune delle cose che avevamo progettato, di non essersi impegnato abbastanza e, soprattutto, di non avermi resa felice. Ora, riguardando a quella fase, mi chiedo quanto queste accuse rappresentassero davvero ciò che pensavo di lui e quanto invece fossero legate alla mia confusione, alla presenza dell'altra persona e alla situazione familiare che stavo vivendo.
Lui, invece di reagire apertamente e di rassicurarmi come aveva sempre fatto, si è progressivamente chiuso. Non parlava molto di quello che provava e contemporaneamente stava affrontando un periodo di forte stress anche sul lavoro. Ho avuto la sensazione che abbia iniziato a vivere la relazione come qualcosa in cui non riusciva più a essere all'altezza delle mie aspettative. Alla fine mi ha lasciata dicendomi che aveva perso i sentimenti e che non si sentiva più in grado di darmi ciò che volevo. Tutto questo mi ha causato un dolore lancinante e ho tentato in tutti i modi, fino a qualche settimana, fa di convincerlo a riprovarci, ma lui mi ha detto che non riesce a badare a se stesso, che non può più sostenere questa relazione e che deve spegnere quello che sente per non impazzire. Si arrabbia quando io riduco questo momento ad una crisi di coppia, affermando che è una crisi personale dalla quale deve uscire da solo.
Oggi, a distanza di sei mesi dalla rottura ufficiale, noto in lui un forte senso di colpa per come è andata la nostra relazione e per avermi ferita. Allo stesso tempo, sembra sentirsi in qualche modo “sbagliato”, come se avesse fallito non soltanto nella relazione con me. Contemporaneamente, però, sto osservando in lui alcuni comportamenti nuovi, cose che prima non faceva e che sembrano indicare un tentativo di vivere in maniera diversa, di sperimentare una maggiore libertà o di ridefinire la propria identità. Questa apparente contraddizione mi fa pensare che possa essere in una fase di profonda riorganizzazione personale. Mi chiedo se questa crisi possa essere collegata anche a un modello che ha avuto per molto tempo nella propria vita: la tendenza a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri, ad adattarsi e a fare ciò che ritiene giusto o necessario per non deludere le persone a cui vuole bene. In particolare, penso al rapporto con sua madre, che percepisco come una persona molto controllante, emotivamente immatura e fortemente centrata sui propri bisogni. Ho la sensazione che lui abbia imparato negli anni a sacrificare parti di sé e delle proprie esigenze per non scontentarla, assumendo un ruolo molto accomodante e responsabile all'interno della famiglia.
Mi chiedo quindi se la relazione con me possa aver rappresentato, almeno in parte, il punto in cui questo meccanismo è arrivato al limite. Da una parte lui desiderava costruire una vita con me e sembrava investire molto nella relazione; dall’altra potrebbe aver accumulato nel tempo una sensazione di rinuncia ai propri bisogni, senza riuscire realmente a esprimerla. Quando io ho iniziato a criticare le sue scelte, a mettere in discussione il nostro progetto e contemporaneamente mi sono avvicinata a un'altra persona, potrebbe essersi attivata in lui la convinzione molto profonda di non essere abbastanza e di non riuscire a rendermi felice? Se così fosse, potrebbe essersi ritirato e aver concluso che l'unica soluzione fosse lasciare la relazione? Questa lettura, tuttavia, è una mia ipotesi e vorrei capire quanto possa essere fondata.
Amica che non accetta che sento un altra donna
Buongiorno io ho una grande amica che mi è stata vicina in un momento difficile della mia vita questa persona c era quando stava male mi ha prestato soldi che sto ridando un tot al mese e ce stato anche sesso tra di noi ma tutti e due ci siamo detto che nn c era nulla di più che una grande amicizia
Da 8 mesi sento una donna x vedere se ci può essere una relazione d amore con lei e l unico mio errore è stato nn diglielo alla mia amica quando l ha scoperto ha iniziato a ricattarmi sui soldi sul fatto che lei avrebbe fatto tutto x me che questa nuova donna nn la sopporta e che se voglio sentire l altra questa mia amica nn ce più e che rivuole i soldi subito ma io nn riesco a darli tutti subito
Continua a ricattarmi e a discutere su tutto ciò che ha fatto x me e che andrà a digli all altra che lei fa parye dells mia smica che mi ha aiutato e che abbiamo fatto sesso che devo fare? Io sto scoppiando e lei vuole secondo me farmi esaurire non ce la faccio piu lei dice che sbaglio a sentire un altra donna e che lei visto che io era un po che nn sentivo nessuno si era affezionata e che nn sono piu l andrea di prima perche lei nn é al centro dell attenzione e io scrivo il buongiorno anche a un altra e sento anche un altra
Cosa posso fare?
Ansia di non amare più il mio ragazzo
Salve sono una ragazza di 25 anni con una relazione di 5 anni super innamoratissima del mio ragazzo e super gelosa vivevo una relazione felice ancora dopo 5 anni ci guardiamo innamorati ci sentiamo sempre ci vediamo almeno un ora al giorno una relazione perfetta ma all’improvviso dalla fine di luglio un ansia che nata dal fatto che mi sono resa conto che un collega mi guardava, che gli ho passato delle cose senza che lui parlasse e da lì mi sono inizia a chiedere se mi piacesse il collega ma stavo bene con il mio ragazzo ma dopo un po’ è subito partito il pensiero che io non ci tenessi più al mio ragazzo e dopo aver avuto un pianto non ho provato più nulla , ho provato a prendermi una pausa dal mio ragazzo ma non riesco dopo un ora l’ho contata subito perché non ce l’ha facevo senza di lui .
Inoltre sono molto vigile se lui guarda qualcuno il tempo che ci mette per rispondermi però allo stesso tempo mi sento vuota , inoltre quando sto con lui l’ansia e i pensieri scompaiono , mi viene naturale abbracciarlo baciarlo accarezzarlo fotografarlo però dentro mi sento vuota e la mia domanda che mi pongo sempre è perché mi sta succedendo ciò ho un ragazzo al mio fianco che non mi fa mancare nulla e che sceglierei lui nonostante tutto nessuno per me vale come lui , non riesco ad immaginare nessun altro al mio fianco se non lui . Il mio desiderio è tornare come prima non c’è l’ha faccio più .
Per quanto riguarda i pensieri sul collega non sono pensieri come se l’ho volessi al mio fianco ma solo fammi percepire come in attivabile ma l’ho penso di meno il mio unico pensiero è sentire qualcosa per il mio ragazzo se potessi io cancellerei quando mi sono accorta di questa cosa.
Spero mi possiate aiutare e mi scuso se la forma o il discorso non è delle migliori
Dubbi sulla mia relazione
Buongiorno,
è da un po' di tempo che ho dei dubbi sulla mia relazione. Ho una storia con una persona a cui voglio bene, ma ci sono aspetti della sua personalità che non mi piacciono. Non è mia intenzione sminuirlo come persona, ma a volte mi sembra molto contraddittorio: mi pare viva di un'approvazione riflessa e nell'idea autoingannevole che le persone gli possano voler bene a prescindere da tutto, mi sembra voler dimostrare sempre qualcosa al prossimo e poco interessato a me come persona.
Non so se sono io a sbagliare, ma a volte — soprattutto sull'idea che gli altri possano volerti bene in modo incondizionato — provo rabbia. Mi sembra evidente che le persone guardino principalmente ai propri fini e che, a prescindere da tutto, il bene non vada guadagnato, facendo cose controvoglia quando si crede sia giusto farlo. Non ho la presunzione né l'intenzione di volerlo cambiare, ma non mi risulta semplice interagire con questi suoi comportamenti, soprattutto quando mi chiede pareri.
Tende a non amare il dialogo e a passare da uno stato di vittimismo alla rabbia, situazione in cui non mi lascia parlare e io mi sento letteralmente congelata. Spesso mi sembra soggiogato dalle personalità femminili, senza riuscire a reagire né a delineare dei confini sani per stare bene e preservare i rapporti. Ad esempio, una sua amica tende a escludermi, talvolta non mi saluta quando mi incontra per strada, fa battutine strane e gli chiede di uscire da soli.
é evidente che da quando siamo insieme alcuni rapporti si sono ridimensionati peró spesso mi rinfaccia che per colpa mia non ha vita sociale quando praticamente io non faccio nulla per vietarglielo. Alcuni episodi, soprattutto commenti sessualizzanti, mi hanno lasciato l'amaro in bocca, specialmente perché in precedenza mi aveva assicurato di non provare alcun interesse per le sue amiche. Scoprire una cosa del genere fa pensare a presunti interessi mai dichiarati e a cose non dette. Non credo che all'interno di un rapporto i sensi si spengano o si smetta di trovare attraenti altre persone, ma d'altra parte trovo poco corretto millantare elevati valori morali se poi si agisce in questo modo. Soffro,e anche molto perché ho paura della sofferenza che puó portarmi una rottura improvvisa o scenari in cui mi lascia per amiche o altro ancora
Confusione mentale
È un periodo in cui mi sento spettatrice della mia vita: sono presente, ma emotivamente distaccata; alterno voglia di scappare e consapevolezza che i motivi per restare ci sono, e questo genera ambivalenza e stanchezza.
Mi sento sempre come se mi lamentassi ma non voglio accontentarmi. Cosa posso fare?
Transfert verso genitore
Gentilissimi, buonasera
A seguito di un abuso durante l’infanzia da parte di un parente, può verificarsi una sorta di transfert dell’accaduto verso il genitore (padre)? A maggior ragione dopo aver scoperto, sempre da bambina, che il padre frequentava altre donne? O aveva comunque atteggiamenti non lineari… In generale, comunque, e’ “ normale” distaccarsi dai genitori, non volerli in un certo senso, dopo quell’esperienza negativa?
Grazie mille in anticipo
Buona serata